JJ Cale è morto

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Vorrei ricordarlo così.

Ho scoperto JJ Cale solo recentemente e quasi per caso e di questo un po’ me ne vergogno.
Di lui ho apprezzato il suo modo sobrio ed elegante di suonare la chitarra.
Mi sono innamorato della sua musica fatta di rock, country e blues mescolati assieme e conditi con un pizzico di malinconia.
Mi piacciono i testi delle sue canzoni che parlano di storie di “confine”, incontri brevi, racconti “ombrosi”.
Di lui mi sono fatto una idea guardando i suoi video “live”: sembrava rude, provinciale e “fuori dal tempo”, ma non lo era affatto, JJ Cale era un artista fine, un musicista creativo, un personaggio vero, senza compromessi e soprattutto un solitario; da molto tempo viveva nel suo ranch nel deserto della California con i suoi cani.
Mi sembra di vederlo con la chitarra a tracolla, barba e capelli brizzolati, occhi azzurri che guardano l’immensa solitudine dell’orizzonte.
Purtroppo il 26 luglio 2013 ci ha lasciati, aveva 74 anni.
Le sue canzoni rimarranno per sempre segnando la strada da percorrere ad una intera generazione di musicisti.
Negli anni ’70 Eric Clapton interpreta After Midnight, una delle prime canzoni composte da JJ Cale e fu un successo, come quello, ancora maggiore, di qualche anno dopo con Cocaine.
Non è stato solo Eric Clapton a godere della creatività di JJ cale, ma una infinità di altri artisti tra cui: Santana, Johnny Cash, Deep Purple, Dire Straits.

Godiamoci questi due video

Immagine anteprima YouTube

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Se vuoi esser fuori devi procurartela;
se vuoi essere a terra, a terra sul pavimento;
lei non mente, lei non mente, lei non mente;
se hai ricevuto brutte notizie, e vuoi cacciarle via;
quando il giorno é finito e vuoi correre;
lei non mente, lei non mente, lei non mente,
se il tuo coso é andato e vuoi continuare a cavalcare;
non dimenticare questo fatto, non puoi riaverla indietro,
lei non mente, lei non mente, lei non mente.

I cinghiali radioattivi e il nucleare in Italia

Cinghiali radioattiviNel gennaio di quest’anno (2013) il biologo Pierluigi Cazzola, responsabile dell’Istituto Zooprofilattico di Vercelli scoprì che alcuni cinghiali cacciati nel Vercellese erano contaminati dal Cesio 137, la quantità di questo radionuclide era molto  superiore alla soglia prevista dai regolamenti in caso di incidente nucleare.
La scoperta fu tenuta nascosta, “per non creare allarmismo”, le ASL locali si limitarono al sequestro delle carcasse degli animali contenute nei congelatori dei cacciatori.
Qualche mese dopo il Ministero della Salute dichiarava il ritrovamento del radionuclide, riconducendo la presenza del Cesio 137 alla catastrofe di Chernobyl del 1986.
Stampa e TV ne parlarono subito, il ministro Balduzzi annunciò l’invio di Nas e Carabinieri, il collega dell’Ambiente Clini si mise a disposizione per alcune interviste.
Ora sulla vicenda sembra calato il sipario.
Nessuno disse che la scoperta del Cesio 137 nei cinghiali fu casuale, i campioni erano stati prelevati per essere sottoposti ad una indagine sulla trichinellosi, una malattia parassitaria che colpisce prevalentemente suini e cinghiali. Successivamente gli stessi campioni sono stati sottoposti (casualmente?) a un test per la ricerca del radionuclide Cesio 137.
Come è possibile che questi cinghiali si siano “riempiti” di Cesio di punto in bianco?
Non è per caso che le nostre autorità della Raccomandazione della Commissione Europea n° 2003/274 CE, ne abbiano fatto un uso “improprio”?
Oggi sappiamo che il Cesio 137 è entrato nella catena alimentare, non possiamo minimizzare questo fatto solo perché il consumo di carne di cinghiale è marginale, ne tanto meno esimerci dall’effettuare controlli più diffusi per evidenziare altre criticità.
Gli effetti dati da assunzione di isotopi sono vari, non si limitano ai soli problemi neoplastici ma producono un generale abbassamento delle difese immunitarie, favorendo così le malattie infettive. Incrementano inoltre alterazioni al sistema cardiovascolare ed è probabile che supportino le malattie degenerative caratterizzate da modificazioni genomiche”, ci fa sapere Pierluigi Cazzola  in un blog di Repubblica.it
Legambiente del Piemonte pur considerando i livelli di Cesio 137 riscontrati negli animali abbattuti quasi inverosimili, ritiene che la causa più probabile del contagio siano state le sostanze emesse in seguito all’incidente nucleare dell’86.
Ma siamo così sicuri che si tratti del Cesio proveniente dal disastro di Chernobyl?
Il Cesio 137 è un radionuclide artificiale prodotto dalla fissione nucleare, rilasciato dunque da siti nucleari e dalle relative scorie prodotte.
La zona dove sono stati trovati i cinghiali “avvelenati” è considerata la pattumiera nucleare italiana che da sola ospita la maggior parte dei rifiuti radioattivi italiani ed è attraversata dalla ferrovia che trasporta i rifiuti nucleari in Francia. Prosegui la lettura dell’articolo …

Internet ci cambia il cervello

Era il “lontano” 1993 quando per la prima volta mi collegai con il mio PC auto-assemblato alla “rete”, fu una grande emozione.
Il browser che utilizzavo era Mosaic, riconosciuto come la “killer application” di allora, nel senso di una nuova tecnologia rivoluzionaria e vincente.
Il codice sorgente di questa applicazione fu purtroppo ceduto qualche anno dopo alla Microsoft, che lo chiamò Internet Explorer e lo inserì “forzatamente” nel suo sistema Windows per contrastare il predominio di Netscape un nuovo browser che nel frattempo aveva sostituito Mosaic.
A quei tempi la navigazione era lenta e costosa e i contenuti, se paragonati a quelli attuali, erano poco più che miseri.
Il tempo che si passava su internet (o meglio al computer) era molto, ma dedicato più capire ed imparare che realmente a navigare, anche perché la connessione avveniva tramite la linea telefonica tenendola occupata.
Internet non è solo un altro mezzo di comunicazione di massa alternativo alla TV, in meno di 20 anni, con un cambiamento impercettibile, ma veloce e inesorabile, internet è diventata “tutto”.
In rete si compra, si vende, si lavora, si gioca (anche con i soldi), ci si diverte, si comunica, si entra in banca, si prenotano voli ed alberghi in tutto il mondo, si conosce nuova gente e vecchi amici, si scrive e si legge, ci si documenta (a volte anche male), si studia, e tanto altro ancora.
Il termine “navigare in internet” non è mai stato così corretto: “…tra questa immensità s’annega il pensier mio e il naufragar mi è dolce in questo mare”, scrisse un grande poeta, ma era tutta un’altra storia.
I moderni e veloci motori di ricerca sostituiscono la nostra memoria arrugginita.
I Social network attraverso le scelte dirette dei cittadini, la cosiddetta spinta dal basso, mettono in crisi i vecchi sistemi rappresentativi.
Il panorama informativo che la rete mette a disposizione, modifica il modo in cui le persone costruiscono le loro opinioni e l’aumento delle informazioni disponibili in rete, crea a sua volta un aumento delle aspettative, con conseguente delusione, vedi per esempio la politica, vista oggi come la causa di tutti i mali, ma che non è, a mio avviso, ne meglio, ne peggio di quella di 20 anni fa.
Il tempo che passiamo collegati ad internet attraverso il nostro PC a casa o sul lavoro oppure attraverso i nostri diabolici smart-phone sempre on-line è diventato una parte importante della nostra vita quotidiana sia a livello di tempo, ma soprattutto di “stimoli” continui.
Tutto questo è un bene o un male? E’ la causa o la soluzione dei problemi della vita?

Personalmente sono convinto che internet stia diventando una “macchina diabolica e pericolosa” da usare con cautela.
Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti“. Questa profezia di Albert Einstein si sta purtroppo avverando?

Non ritenendomi indenne da questa “droga”, mi sono definitivamente cancellato dai vari Social-network, mi sono imposto di leggere la posta elettronica una volta al giorno, faccio in modo di essere io a chiedere e cercare ciò mi serve, invece che sia qualcuno (chi?) a propormi qualcosa.
Se utilizzo il PC per scrivere (questo articolo per esempio) faccio in modo di non essere “disturbato” da vari messaggi provenienti da internet, a volte spengo anche il telefonino.
Sono più che sicuro che internet condizioni pesantemente la nostra attenzione, il ritmo dei nostri pensieri, le nostre emozioni, la percezione della realtà e anche la nostra memoria (tanto lui si ricorda tutto) e cosa più grave, che modifichi in modo permanente l’organo “bombardato” da tutte queste informazioni: il cervello.
Non ho le prove scientifiche di questo, ma osservando il comportamento di alcune persone che ritengo essere internet dipendenti, ne sono quasi certo.
L’uso esagerato di internet oltre a portare dipendenza, come una qualsiasi droga, ci rende come minimo più distratti, oltre che a farci sentire più soli.
Nelle persone “internet dipendenti”, la separazione tra uomo e macchina, tra mondo fisico e mondo virtuale è stata cancellata.
In un arco temporale di pochi anni, molte persone, si sono fuse con la macchina e fissano uno schermo (TV, PC, tablet, smartphone) per più ore di quante ne passano per qualunque altra attività compreso il dormire.
A mio avviso i vari Social-network, unitamente alla  rete mobile praticamente disponibile sempre e ovunque, ha contribuito in modo importante a questo fenomeno.
Ricevere una messaggio o una richiesta di amicizia, rappresenta una gratificazione, potrebbe essere un’ occasione sociale, affettiva, professionale.
Sono stimoli che producono motivazione e ricompensa, come il sesso, la musica, il buon cibo e … le sostanze stupefacenti.
Questo rilascio di dopamina è una scarica di energia che ricarica però il motore della compulsione come succede davanti al display di una slot machine.
Se non siamo in grado di controllarci, l’uso della rete prenderà il posto del sonno, dell’attività fisica, degli scambi tra le persone reali e appena si “stacca la spina” saremo invasi dalla malinconia e da un senso di solitudine.

La dipendenza da Facebook è secondo me un problema da non sottovalutare:

– controllare i messaggi prima di andare a letto e appena ci svegliamo;
– telefonini e computer portatili percepiti come “luogo della speranza”;
– dimenticare alcune cose importanti della vita reale;
– giovani che si creano una l’identità digitale (il famoso profilo) prima di averne una vera;
– lo stress provocato dall’obbligo di pubblicare sempre qualcosa;
– incapaci di distogliere lo sguardo dalla rete per paura di perdersi chissà che;
– la vita reale vista come un’altra finestra assieme a quella (o quelle) virtuale che abbiamo sul web:

Questi comportamenti, alcuni dei quali già sperimentati personalmente prima dello “switch off”,  sono sintomi di dipendenza.
Che internet con la tecnologia “sempre connessi”, possa creare dipendenza, disturbi psichici e danni permanenti al cervello è confermato.

Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) del 2013 comprenderà per la prima volta il termine: “sindrome da dipendenza da internet”.

Internet è come una forma di cocaina elettronica che scatena cicli maniacali seguiti da periodi di depressione” (Peter Whybrow istituto Semel università di Los Angeles).

Internet incoraggia le ossessioni la dipendenza e le relazioni da stress e favorisce l’infermità mentale” (Larry Rosen psicologo californiano autore del libro ìDisorder).

Nel libro “Insieme ma soli” Sherry Turkle descrive un mondo di persone tristi e stressate chiuse in un rapporto dispotico con le loro macchine.

“Gli scienziati della Jiao Tong University Medical School di Shanghai hanno trovato che nel cervello dei “Internet-dipendenti” si trova una anomala quantità di materia bianca (i fasci di fibra nervosa rivestita mielina che garantiscono il collegamento tra l’encefalo e il midollo spinale) nelle aree preposte all’attenzione e al controllo delle funzioni esecutive. Esattamente come nei cervelli dei dipendenti da alcool e stupefacenti, nonché nei giocatori compulsivi di videogame”. [da “Internet ergo sum” un articolo de L’Espresso 22/11/2012]

Internet però è ancora in mano nostra, se sappiamo cosa vogliamo, possiamo rimodellarla con la nostra mente, primo che internet rimodelli noi.