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Il 23 luglio ultimo scorso è morta Amy Jade Winehouse aveva 27 anni. E’ stata trovata morta nel suo appartamento a Londra. Ufficialmente un mix di alcool e farmaci, una overdose qualcuno sostiene. La cantante oltre che per la sua stupenda voce e il talento, era nota anche per la sua eccentricità, ma quello che [...]
Quando nel pomeriggio del 13 giugno 2011 si stava concretizzando il raggiungimento del quorum e la scontata vittoria dei “SI” ai referendum, per l’acqua, il nucleare ed il legittimo impedimento, ho pensato che questa era un vittoria della democrazia, della civiltà, del popolo.
Mi venne in mente una canzone che è stata negli anni ’70 la bandiera del popolo cileno oppresso dalla dittatura: “El pueblo unido jamás será vencido”, cantata dagli Intillimani dei quali, come gran parte degli studenti di allora, ero un ammiratore.
Combinazione vuole che qui a Verona a due passi da casa mia, nella Corte Cavalchina tra Sommacampagna e Custoza, l’8 luglio scorso sono venuti a cantare.
Non ho perso l’occasione di andarli a vedere, anche perché nel lontano 1975, quando cantarono in Arena, avevo perso l’occasione.
Per me è stato un piacevole, un po’ triste, tornare indietro nella memoria.
Negli anni ’70 gli Intillimani erano, con le loro canzoni, i portavoce dei diritti del popolo cileno oppresso dalla recente dittatura.
Nel 1973 con un sanguinoso colpo di stato (un altro triste 11 settembre) il generale Pinochet destituì il governo socialista di Salvador Allende che fu anche ucciso.
Il giorno del “golpe” gli Intillimani si trovavano in Italia per una tournée, rimasero in esilio per 15 anni. Prosegui la lettura dell’articolo …
La Buona Novella non è una buona notizia, ma un album di Fabrizio de Andrè.
Negli anni della contestazione giovanile (il famoso ’68) ero diventato un suo ammiratore e assieme a pochi intimi amici, ascoltavo quasi di nascosto i suoi dischi.
In controtendenza rispetto al momento storico: - i giovani erano alle prese con le occupazioni delle scuole, con gli scontri di piazza e i picchettaggi davanti alle fabbriche -, De Andrè si era da poco presentato a loro, in “direzione ostinata e contraria“, si direbbe oggi, con un disco dal titolo eloquente: – “Tutti morimmo a stento“-, nel quale con grande umanità, seppur in maniera spregiudicata e anticonformista, parlava di deboli, di oppressi, di perdenti, di morte, contro la violenza, sempre uguale a se stessa e il potere (tanto per cambiare) che difende i propri privilegi (che attualità…).
Quando nel 1970 uscì La Buona Novella andai, senza esitazione a comprarlo.
Rimasi sorpreso per l’argomento trattato e anche un po’ deluso, non tanto per il contenuto poetico e la musica (bellissimi), ma perché mi sembrò “fuori tema” e troppo “di chiesa”.
Non seppi coglierne il valore simbolico, De Andrè ci stava parlando del più grande “rivoluzionario” di tutti i tempi, Gesù, raccontando la lotta delle classi sociali dell’epoca remota dei Vangeli, mettendo in risalto e dando una lettura moderna all’eterno conflitto tra oppressi e oppressori. Prosegui la lettura dell’articolo …
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