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Anarchia come forma di democrazia

L'autorità che viene dal basso! La diversità come forma di aggregazione.

L’anarchia (dal greco antico “senza governo”) è una concezione politica basata sull’idea di un ordine fondato sull’autonomia e la libertà degli individui, contrapposto ad ogni forma di potere costituito.
Il termine “anarchia” viene usato anche per descrivere il caos e situazioni di disordine sociale, che non è quello che sostengono gli anarchici.
Anarchismo
invece è il movimento che con diverse modalità cerca di raggiungere l’ ideale anarchico,  fondato sull’autonomia e la libertà individuale.
Pur non essendo uniformi le interpretazioni che gli anarchici danno dell’idea anarchica, rimane fondamentale il concetto dell’annullamento del potere e dello Stato, condizione ritenuta necessaria per il successo della dottrina anarchica.
Non tutti gli anarchici hanno però una visione così “rigida” dell’anarchia.
Colin Ward
architetto, giornalista e insegnante, è stato uno dei più grandi pensatori e ideologi anarchici contemporanei, convinto pacifista, non ha teorizzato la sovversione nei confronti dello Stato, ma la creazione di nuovi modelli sociali di solidarietà e cooperazione dal basso al di fuori della logica del controllo dell’autorità.
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Una rivoluzione pacifica

Ci lamentiamo della corruzione, dell’evasione fiscale, degli attacchi contro la democrazia, del bavaglio all’informazione, della privatizzazione dell’acqua, dell’inquinamento, della devastazione del territorio, del razzismo, di questa società di… di merda.
Scriviamo migliaia di email di protesta ai nostri parlamentari (le famose mail-bombing), affinché, visto che li abbiamo votati, appoggino le nostre proposte.
Purtroppo la maggior parte di loro, manco le leggono (alcuni anche perché non sanno come fare).
Guardiamo “Report” e “Annozero” e ci indigniamo (a me viene anche il mal di pancia e la depressione).
Pubblichiamo su internet, nei nostri blog personali e nei famosi social-network,  articoli come questo (sic!) e poi ?
Noi che cerchiamo di cambiare le “coscienze” e di fare qualcosa  per migliorare “il mondo”, viviamo ai margini, anzi dentro, un torpore globale dal quale facciamo fatica ad uscire.
Destarsi vorrebbe dire reagire, combattere, fare una rivoluzione.
Ma noi che siamo contro la violenza, quali armi abbiamo per fare una rivoluzione?
Il boicottaggio!
Un po’ di storia. Nel 1880 i braccianti terrieri della Contea di Mayo in Irlanda si organizzarono con una azione non violenta, per combattere le continue vessazioni di Charles Cunningham Boycott che si opponeva al miglioramento delle condizioni lavorative dei contadini. Prosegui la lettura dell’articolo …

Yuri Bandazhevsky

Yuri Bandazhevsky a Ginevra nel 2009

Juri Bandazhevsky nasce il 9 gennaio 1957 in Bielorussia nella regione di Grodno.
A 31 anni diventa il più giovane dottore in medicina nell’URSS.
Nel 1990 fonda e dirige l’Istituto Universitario di Gomel in Bielorussia.
Per la sua attività in ambito medico ed anatomo-patologico, riceve diversi riconoscimenti internazionali.
Nelle sue ricerche è aiutato dalla moglie Galina, pediatra e medico cardiologo.
Dopo il disastro di Chernobyl,  avvenuto il 26 April 1986, Bandazhevsky intuisce le esatte dimensioni della tragedia.
Non si arresta davanti ai dogmi ed alle immutabili verità ufficiali: le sue ricerche riescono a dimostrare gli effetti nel tempo dell’esposizione continua a piccole quantità e basse dosi di radionuclidi, soprattutto a livello cardiovascolare. Prosegui la lettura dell’articolo …