Tre madri

Le tre madri sono le madri di Tito, Dimaco e Gesù che piangono i loro figli in croce.
Le due madri si rivolgono a Maria “con troppe lacrime, piangi Maria, quasi il ritratto di un’agonia, sai che alla vita nel terzo giorno il figlio tuo farà ritorno (…) lascia noi piangere un po’ più forte, chi non ritornerà dalla morte” facendo allusione al fatto che il “terzo giorno” appunto Gesù sarebbe resuscitato).
Alla fine Maria nel momento più straziante si rivolge al figlio, “non fossi stato figlio di Dio, t’avrei ancora per figlio mio“.

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Ecco il testo della canzone:

Tito, non sei figlio di Dio, ma c’è chi muore nel dirti addio.

Dimaco, ignori chi fu tuo padre, ma più di te muore tua madre.

Con troppe lacrime piangi, Maria, solo l’immagine d’un’agonia:
sai che alla vita, nel terzo giorno, il figlio tuo farà ritorno:
lascia noi piangere, un po’ più forte, chi non risorgerà più dalla morte”.

Piango di lui ciò che mi è tolto, le braccia magre, la fronte, il volto,
ogni sua vita che vive ancora, che vedo spegnersi ora per ora.

Figlio nel sangue, figlio nel cuore, e chi ti chiama – Nostro Signore -,
nella fatica del tuo sorriso cerca un ritaglio di Paradiso.

Per me sei figlio, vita morente, ti portò cieco questo mio ventre,
come nel grembo, e adesso in croce, ti chiama amore questa mia voce.

Non fossi stato figlio di Dio t’avrei ancora per figlio mio.

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Il sogno di Maria

Maria, per giustificare il suo stato di gravidanza, attraverso le immagini di un sogno, racconta a Giuseppe, appena tornato dal suo lungo viaggio (durato quattro anni) l’incontro con un angelo che la porta in volo là dove il giorno si perde-.

Al risveglio Maria capisce di essere incinta (parole confuse nella mia mente, svanite in un sogno, ma impresse nel ventre).

Una interpretazione del concepimento di Gesù più terrena di quella canonica.

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Ecco il testo della canzone:

Nel Grembo umido, scuro del tempio, l’ombra era fredda, gonfia d’incenso; l’angelo scese, come ogni sera, ad insegnarmi una nuova preghiera:
poi, d’improvviso, mi sciolse le mani e le mie braccia divennero ali, quando mi chiese – Conosci l’estate io, per un giorno, per un momento, corsi a vedere il colore del vento.

Volammo davvero sopra le case, oltre i cancelli, gli orti, le strade, poi scivolammo tra valli fiorite dove all’ulivo si abbraccia la vite.
Scendemmo là, dove il giorno si perde a cercarsi da solo nascosto tra il verde, e lui parlò come quando si prega, ed alla fine d’ogni preghiera contava una vertebra della mia schiena.

(… e l’ angelo disse: “Non temere, Maria, infatti hai trovato grazia presso il Signore e per opera Sua concepirai un figlio…)

Le ombre lunghe dei sacerdoti costrinsero il sogno in un cerchio di voci.
Con le ali di prima pensai di scappare ma il braccio era nudo e non seppe volare:
poi vidi l’angelo mutarsi in cometa e i volti severi divennero pietra, le loro braccia profili di rami, nei gesti immobili d’un altra vita, foglie le mani, spine le dita.

Voci di strada, rumori di gente, mi rubarono al sogno per ridarmi al presente.
Sbiadì l’immagine, stinse il colore, ma l’eco lontana di brevi parole ripeteva d’un angelo la strana preghiera dove forse era sogno ma sonno non era

– Lo chiameranno figlio di Dio – Parole confuse nella mia mente, svanite in un sogno, ma impresse nel ventre.”

E la parola ormai sfinita si sciolse in pianto, ma la paura dalle labbra si raccolse negli occhi semichiusi nel gesto d’una quiete apparente che si consuma nell’attesa d’uno sguardo indulgente.
E tu, piano, posasti le dita all’orlo della sua fronte: i vecchi quando accarezzano hanno il timore di far troppo forte.

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Laudate hominem

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Gli umili, gli straccioni:
Il potere che cercava il nostro umore mentre uccideva nel nome d’un dio, nel nome d’un dio uccideva un uomo: nel nome di quel dio si assolse.

Poi, poi chiamò dio quell’uomo e nel suo nome altri uomini, altri uomini uccise.

Non voglio pensarti figlio di Dio ma figlio dell’uomo, fratello anche mio.

Ancora una volta abbracciamo la fede che insegna ad avere il diritto al perdono, perdono sul male commesso nel nome d’un dio che il male non volle, finché restò uomo.

Non posso pensarti figlio di Dio ma figlio dell’uomo, fratello anche mio.

Qualcuno tentò di imitarlo se non ci riuscì fu scusato anche lui perdonato perché non s’imita un dio, un dio va temuto e lodato…

No, non devo pensarti figlio di Dio ma figlio dell’uomo, fratello anche mio.

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