RIDURRE – decrescita o collasso

RIDURRE

“Decrescita o Collasso

Venerdì 15 maggio ore 21:00
Presso “binario zero”
Stazione FF.SS. Villafranca di Verona
Ingresso Gratuito

Chi crede che la crescita esponenziale possa continuare all’infinito, in un mondo finito, è un folle o un economista.

pil_gpi1Secondo Serge Latouche è la crescita stessa a causare la povertà, infatti le leggi economiche prevedono che il più abile, conquisti il mercato e entri in una spirale di crescita a cui corrisponde una spirale di esclusione per i concorrenti.
Durante la crescita i prodotti si moltiplicano e diventano merci.
Con la mercificazione il mercato si allarga a sfere sempre più ampie, fino a dissolvere i legami sociali che prima univano solidalmente chi forniva beni e servizi e chi ne usufruiva.
Nel grande mercato globale non occorre più conoscersi, tutto è anonimo: ci si rifornisce di merci senza autore, nei grandi mercati, si torna a casa e si consuma, ma vi si può morire senza che nessuno se ne accorga.
Nel grafico a fianco vengono evidenziati due indici, in funzione del tempo:
Il GNP Gross National Product” (in giallo) , indicatore del prodotto interno lordo (PIL )
Il GPI “Genuine Progress Indicator” (in verde), cioè l’indicatore di progresso reale
In esso si vede che, mentre il PIL cresce, il GPI raggiunge un massimo in corrispondenza di un certo valore di PIL, per poi decrescere anche se il PIL continua ad aumentare.

Questo significa che l’aumento del PIL, non comporta più un aumento della ricchezza, anzi ci fa divenire sempre più poveri, sia a livello di progresso reale che di legami sociali.

Mauro Bonaiuti, Presidente dell’Associazione per la decrescità approfondirà questi argomenti.

Per approfondire l’argomento visualizza qui


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Louis Bernays, chi era costui?

Bernays

Louis Bernays

propagandaEdward Louis Bernays (Vienna, 22 novembre 1892 – Cambridge, 9 marzo 1995) è stato un pubblicista e pubblicitario statunitense di origine austriaca.
Fu uno dei primi spin doctor ed è considerato uno dei padri delle moderne pubbliche relazioni.
Morto in età ultracentenaria, è considerato una fra le cento figure più influenti del XX secolo secondo una speciale classifica stilata dal magazine Life.
A lui si devono le locuzioni “mente collettiva” e “fabbrica del consenso“, concetti importanti nel lavoro pratico della propaganda. (Da Wikipedia)

Edward Bernays può essere considerato il padre del consumismo e della pubblicità.
Nipote americano di Sigmund Freud, utilizzò le teorie sviluppate dallo zio per cercare di manipolare le masse.
La storia ci insegna che le masse possono essere controllate e, Bernays ha pensato bene di utilizzare queste “tecniche” per generare e poi incentivare nell’America degli anni venti il costante bisogno di “beni” di consumo.
Egli fu il primo a mostrare alle corporations americane come creare nella gente il bisogno di cose di cui non avevano bisogno, semplicemente facendo in modo di associare le merci di consumo di massa ai loro desideri inconsci, soddisfacendo o facendo credere di soddisfare i loro più reconditi desideri, così da renderli “felici”, in pratica l’attuale pubblicità.

Quando gli USA entrarono in guerra contro la Germania, Bernays, a quel tempo agente di stampa, fu lui a promuovere l’idea che gli USA avrebbero esportato oltre oceano il loro modello di democrazia, in pratica una trovata pubblicitaria.

Il consumismo, oggi più dominante che mai, si può pensare sia nato così, padre o figlio della pubblicità, “parente” sicuramente della psicoanalisi.

Il trarre profitto dalla manipolazione mediatica dell’opinione pubblica è oggi studiata a tavolino da agenzie pubblicitarie che si servono di collaboratori preparatissimi in questo campo.
La pubblicità, è diventata un elemento dominante del nostro vivere quotidiano, un insidioso e preoccupante fenomeno ipnotico, invadendo la nostra vita, riuscendo spesso a condizionarla, non solo nella “sfera” degli acquisti, ma anche sugli atteggiamenti e le abitudini.
L’efficacia della pubblicità si manifesta tanto di più, quanto il messaggio risulta essere seducente: un desiderio, un sogno, una fantasia.

Così facendo essa tende a reclamizzare oggetti di un desiderio spesso irraggiungibile, facendosi portavoce di un sistema di valori che si basa sui sogni, generando quell’infelicità tipica di chi sviluppa la coscienza di volere ciò che non può avere.
Ancora più negativo è l’effetto di questi slogan rivolti ai bambini.
Come è possibile che da un giorno all’altro si possa essere diventati tutti dei convinti consumisti, passando dagli stili di vita frugali di un tempo alle smanie consumistiche di oggi?
E’ molto probabile che si dovrà percorrere il percorso inverso.
La disintossicazione da questa droga sarà dura da affrontare, la depressione culturale prodotta da un sistema studiato per renderci infelici di ciò che abbiamo e farci desiderare ciò che non abbiamo sarà dura a morire.
Oggi è più che mai necessario uscirne, visto le situazioni limite sia a livello sociale che ambientale in cui ormai ci troviamo, possiamo cominciare a farlo da soli, oppure aspettare il collasso ed esserne costretti.

Bilanci di giustizia

Bilanci di Giustizia

L’iniziativa “Bilanci di Giustizia” è stata lanciata nel 1993 al V° raduno di Beati i Costruttori di Pace dal titolo “Quando l’economia uccide…bisogna cambiare“.

La campagna “Bilanci di Giustizia” è rivolta alle famiglie, intese come soggetto micro-economico, proponendo in concreto di creare una rete di “consumatori leggeri” liberi dai condizionamenti del mercato che riducessero i consumi e investissero i soldi risparmiati in azioni di solidarietà concreta (adozioni a distanza, accoglienza e solidarietà con i poveri e gli immigrati, etc.) e nella finanza etica (MAG e Banca Etica).
In pratica : “Ridurre e orientare i consumi e le spese secondo criteri di giustizia e solidarietà”.

Attraverso la compilazione di bilanci mensili le famiglie indicano i propri consumi e gli obiettivi che si pongono nello “spostare” il consumo da un prodotto considerato dannoso (in termini per esempio di impatto ambientale) ad un prodotto che rispetti la dignità delle persone e dell’ambiente o nel modificare il proprio stile di vita.

La scelta di prodotti del commercio equo e solidale, la riduzione dei consumi energetici, l’acquisto di prodotti biologici, l’investimento in informazione alternativa o in iniziative di solidarietà, sono alcuni degli  obiettivi di spostamento dei consumi che le famiglie si prefiggono mensilmente.
I bilanci mensili sono poi inviati al coordinamento nazionale che li presenta pubblicamente per sottolineare l’impatto complessivo della campagna e l’ammontare totale dei consumi spostati.

Le famiglie che partecipano alla campagna si ritrovano periodicamente per confrontare le proprie esperienze, analizzare e identificare gli obiettivi possibili, incoraggiarsi nell’iniziativa.

Parlare di “giustizia” è impegnativo, perché suppone un orizzonte etico condiviso in buona parte ancora da costruire, ma la sfida è proprio quella di combattere l’invadenza e lo strapotere della “razionalità economica” a partire dal carrello del supermercato e dallo sportello di una banca.

Ciò che contraddistingue Bilanci di Giustizia è l’idea che questi obiettivi si possano realizzare efficacemente solo insieme, in modo organizzato, mediante una comunicazione costante e un’azione comune.

Lo strumento ideato per “auto-misurare” il proprio impegno e per socializzarlo nel movimento e all’esterno, è quello del bilancio familiare; rendendo visibili e quantificando i cambiamenti effettuati nelle scelte economiche.

Le famiglie impegnate nella campagna hanno dimostrato la possibilità di condurre una vita sobria senza compiere sacrifici eccessivi: prova ne sia che la spesa media mensile è sempre inferiore ai dati ISTAT sui consumi degli italiani con un minore esborso per generi voluttuari, quali l’abbigliamento e i regali.
Comportamenti ormai consolidati sono la raccolta differenziata dei rifiuti, l’acquisto di prodotti delle Botteghe del Mondo, insieme alla preferenza per alimenti di stagione e il riuso e scambio di vestiti.

Di fronte ai meccanismi economici dominanti e al miraggio di rendite elevate, parecchie famiglie hanno  invece destinato i propri investimenti finanziari nelle MAG, in Banca Etica e nelle cooperative sociali.

Molte famiglie si sono impegnate per il sostegno economico ai progetti di cooperazione e sviluppo, così come per le adozioni a distanza.

Interventi strutturali sulla casa, con la posa di pannelli solari o la coibentazione delle pareti, o sull’auto, con l’installazione dell’impianto a gas, hanno coinvolto moltissime famiglie;

L’auto-formazione, attraverso la sottoscrizione di abbonamenti a riviste “alternative” e l’appoggio e la partecipazione a gruppi ed associazioni pacifiste ed ambientaliste è un esempio da seguire.