L’atto di pirateria militare israeliano contro la «Freedom Flottilla» diretta a Gaza avvenuto il 31/05/2010, non è un fatale incidente, ma la conseguenza di una propaganda a buon mercato che racconta di un governo d’Israele alla ricerca incessante della pace. Leggi l’articolo su Repubblica.
Dopo quanto accaduto, il governo israeliano si è già lanciato nel tradizionale vittimismo (che ormai non incanta più nessuno), proprio della propaganda ufficiale: ” non sono pacifisti, a Gaza non c’è nessuna crisi umanitaria, hanno attaccato i nostri soldati e volevano ammazzarli, sono agenti al servizio dell’Iran, degli Hezbollah, del terrorismo islamico, volevano aprire in realtà un canale per introdurre armi e missili, noi siamo le vere vittime!”
E allora li hanno uccisi…
Forse qualcuno vuole negare la quarantennale occupazione militare delle terre palestinesi e la colonizzazione selvaggia che mira a sottrarre spazi esistenziali ad un popolo intero! Prosegui la lettura dell’articolo …
 Yuri Bandazhevsky a Ginevra nel 2009
Juri Bandazhevsky nasce il 9 gennaio 1957 in Bielorussia nella regione di Grodno.
A 31 anni diventa il più giovane dottore in medicina nell’URSS.
Nel 1990 fonda e dirige l’Istituto Universitario di Gomel in Bielorussia.
Per la sua attività in ambito medico ed anatomo-patologico, riceve diversi riconoscimenti internazionali.
Nelle sue ricerche è aiutato dalla moglie Galina, pediatra e medico cardiologo.
Dopo il disastro di Chernobyl, avvenuto il 26 April 1986, Bandazhevsky intuisce le esatte dimensioni della tragedia.
Non si arresta davanti ai dogmi ed alle immutabili verità ufficiali: le sue ricerche riescono a dimostrare gli effetti nel tempo dell’esposizione continua a piccole quantità e basse dosi di radionuclidi, soprattutto a livello cardiovascolare. Prosegui la lettura dell’articolo …
La Buona Novella non è una buona notizia, ma un album di Fabrizio de Andrè.
Negli anni della contestazione giovanile (il famoso ’68) ero diventato un suo ammiratore e assieme a pochi intimi amici, ascoltavo quasi di nascosto i suoi dischi.
In controtendenza rispetto al momento storico: – i giovani erano alle prese con le occupazioni delle scuole, con gli scontri di piazza e i picchettaggi davanti alle fabbriche -, De Andrè si era da poco presentato a loro, in “direzione ostinata e contraria“, si direbbe oggi, con un disco dal titolo eloquente: – “Tutti morimmo a stento“-, nel quale con grande umanità, seppur in maniera spregiudicata e anticonformista, parlava di deboli, di oppressi, di perdenti, di morte, contro la violenza, sempre uguale a se stessa e il potere (tanto per cambiare) che difende i propri privilegi (che attualità…).
Quando nel 1970 uscì La Buona Novella andai, senza esitazione a comprarlo.
Rimasi sorpreso per l’argomento trattato e anche un po’ deluso, non tanto per il contenuto poetico e la musica (bellissimi), ma perché mi sembrò “fuori tema” e troppo “di chiesa”.
Non seppi coglierne il valore simbolico, De Andrè ci stava parlando del più grande “rivoluzionario” di tutti i tempi, Gesù, raccontando la lotta delle classi sociali dell’epoca remota dei Vangeli, mettendo in risalto e dando una lettura moderna all’eterno conflitto tra oppressi e oppressori. Prosegui la lettura dell’articolo …
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